Blog: http://ilblogdellemamme.ilcannocchiale.it


IL disegno:
una finestra sul mondo interno del bambino




Una delle poche cose che (probabilmente) tutti noi abbiamo fatto da piccoli, è stato scarabocchiare con passione ed impegno qualcosa di estremamente prezioso: poco importa se si trattasse del documento che papà aveva portato a casa dall’ufficio o dello stucco veneziano sulle pareti del salotto, quello che conta è che il primo adulto ad accorgersi della cosa ci abbia guardato come si guarderebbe Attila l’Unno dopo un’invasione. Ed effettivamente il nostro estro creativo non poteva scegliere supporto peggiore, ma spiegare ad un bimbo la differenza tra l’album da colorare e… tutto il resto non è facile, come si fa? In genere, posto rimedio al rimediabile, l’unico altro risultato derivante dal "fattaccio" consisteva nel tenere il piccolo Picasso lontano da matite e pennarelli, per terrore di dover rispiegare al capoufficio che il contratto con i fornitori giapponesi aveva nuovamente assunto le fattezze di un policromo quadro cubista. Probabile risultato: se ci vedevano un pennarello in mano venivamo resi innocui in qualche modo e la storia che volevamo "raccontare" rimaneva lì, imprigionata nel cappuccio del pennarello rosso tutto mordicchiato.
In mezzo a tutto ciò, il significato di quanto fatto dal piccolo artista, scompariva allora e rischia di scomparire, mutatis mutandis, anche oggi.
Cerchiamo di vedere le cose dal punto di vista del bambino, rovesciamo la prospettiva di analisi e vediamo cosa succede. Come prima cosa bisogna considerare l’età del bambino: se non padroneggia per bene il linguaggio, disegnare è una delle attività che meglio gli possono consentire di esprimersi (il suo mondo interno desidera mostrarsi) e di comunicare (non solo "informare", ma COMUNICARE, cioè DIALOGARE). Ciò significa che i suoi scarabocchi definiscono tutta una serie di personaggi, luoghi, sentimenti, emozioni, paure; la forma non è proprio decifrabilissima, siamo d’accordo, ma il significato è proprio lì, desideroso di essere svelato.
E’ evidente che si deve porre un limite alla "libertà creativa" del bambino - perché non si può scarabocchiare proprio dappertutto, ma è anche evidente che questa sua modalità di espressione ha il diritto di essere ascoltata e compresa. Basta sedersi vicino a lui mentre disegna e chiedergli (ovviamente se è in grado di rispondere, almeno con singole parole) chi e cosa sono quelle belle figure colorate che sta disegnando. C’è da rimanere stupiti di fronte alle spiegazioni che i bambini sanno dare dei loro disegni! Quando il piccolo… cresce ed entra nella scuola materna, disegnare diviene una delle sue attività preferite: il momento è favorevolissimo per incoraggiarlo a esprimersi e per farsi raccontare i suoi pensieri e le sue emozioni; inoltre è importante saper "leggere" i disegni, perché spesso i significati più importanti sono quelli che il bambino non verbalizza, perché "indicibili" o perché nascosti anche alla sua consapevolezza.
Si dice che il bambino sia tutto spontaneità ed "inconscio", che ci sia una trasmissione ed un’espressione diretta ed im-mediata dei suoi stati d’animo, senza censure super egoiche: psicoanaliticamente parlando, secondo questa prospettiva, il bambino è tutto "Es", cioè tutto pulsione, tutto istinto.
Supposto che sia così, mi trovo a dover sottolineare CON FORZA che, invece, i bambini imparano molto presto (certamente prima della formazione del Super Io, sempre in riferimento alla teoria psicoanalitica) e molto rapidamente a modulare il loro modus vivendi sulle aspettative degli adulti che hanno accanto, genitori in primis.
Ecco perché, a maggior ragione, sottolineo l’importanza di saper dare ascolto a tutte quelle forme di espressione "alternative" che il piccolo usa per mostrare ciò che è. Se, ad esempio, un bambino ha imparato che le sue manifestazioni di "attaccamento" (nel senso Bowlbiano del termine) - sorriso, pianto, ricerca del contatto con la madre, richiami vocali… - provocano reazioni di rifiuto e di distacco psicologico nella madre (come accade, ad esempio, nei casi di genitori "U - Unresolved -" aventi, cioè, un Legame di Attaccamento derivante da esperienze di abuso, maltrattamento, traumi dell’infanzia), la sua spontaneità emotiva ed affettiva ne sarà certamente compromessa: per il bambino, la priorità consiste sempre nel mantenere la prossimità fisica con la madre – rifugio, a costo di pregiudicare la propria spontaneità di espressione.
Ecco che allora il disegno diviene uno strumento preziosissimo, specialmente per insegnanti e educatori, per rilevare difficoltà, bisogni insoddisfatti, paure, legami problematici, desideri, potenzialità evolutive, temperamento e caratterialità.
A tale proposito è molto interessante conservare ed osservare più disegni dello stesso bambino, in modo da poter effettuare dei confronti e, più ancora, poter cogliere l’evoluzione nel tempo del suo mondo interno, potendo così contare su una sua "raccolta panoramica" di vita.
Tutto ciò senza contare anche i benefici cognitivi e motori che derivano dal disegnare: la fantasia del bambino trova forme concrete di espressione, la sua motricità fine migliora e l’esercizio promuove nuove importanti acquisizioni.
Il piccolo impara che può dare forma alle proprie realtà intrapsichiche e, se a questa sua attività viene accordata la dovuta attenzione, impara anche che ciò che fa ha un significato per le persone che ha vicino, capisce che può COMUNICARE col mondo esterno anche utilizzando i colori ed un foglio di carta. L’esordio - volutamente umoristico - di questa "riflessione" sul valore del disegno infantile ha il preciso intento di indurre, nel lettore, un atteggiamento di immedesimazione e di identificazione nel ruolo del "piccolo artista incompreso", al fine di promuovere, nell’adulto, l’adozione di un’ottica "bottom up" (dal basso verso l’alto).
Vedere le cose dal punto di vista del bambino è sempre pre-requisito essenziale per comprenderlo: ecco perché sottolineo l’importanza di promuovere la CONSAPEVOLEZZA negli adulti (genitori, educatori, insegnanti) delle mille sfaccettature del mondo infantile. Perché gli strumenti di inter-azione e com-prensione non sono mai troppi. 

Un grazie particolare va a   laura,
che ha idealizzato questo post....
grazie dell'aiuto!!!!

Pubblicato il 11/4/2007 alle 23.11 nella rubrica consigli utili.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web