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LA STORIA DI CARLOTTA


                                                                                                    
Ecco la cronaca del mio secondo parto, avvenuto il 16 maggio 2006. Il primo era il 22 luglio, ma del 1991!!! Con tale distanza temporale, più diversi di così non potevano essere. L'unica cosa rimasta invariata è il mio istinto materno/felino.Siamo a scadenza della data prevista, e una radiosa mattina mi sveglio. Niente sensazioni, ma cooosa? Uno striscio rosso sul bianco delle mutande!!! Ci siamo, realizzo. Sveglia per tutti, cioè per lui, e adunata.Valigia pronta, colazione a lui (io fino alla nascita non intendo più mangiare, solo bere), poi in macchina all'ospedale. Contrazioni lievi, musica degli Spandau Ballet a nastro (siamo anniOttantamaniaci).Dopo una prima visita, ci rispediscono al mittente: troppo presto, dice il medico, tornate a casa. Visto che ci siamo, facciamoci anche il riposino...Svegliaaa!!! E' ora. Come, di nuovo? Di già? Ma certo. Le contrazioni si fanno sentire, già da mesi comunque avevo la schiena dolente e semibloccata. Ma come si fa a rilassarsi andando su e giù come il (censura)?Questa volta mi accettano, firmo le carte saltando sulla sedia come fosse elettrificata.E' ancora prestino, insiste il medico... infatti 20 minuti dopo siamo già in sala parto. Quattro parti in contemporanea, il reparto offre una sola vasca per il travaglio. Pur potendo usufruirne, rinuncio a favore di chi teme il dolore più di me, infatti un'altra ci va subito dopo. Mi attaccano un monitor: vicina a me una dolce mammina è al mio stesso identico stadio e si lamenta piano col marito, non ne puo' più. Io fiato ne ho poco, e la guardo sorridendo sotto i baffi. Non si rende ancora conto di cosa andiamo ad affrontare. Piu' avanti ci divideranno, lei in una sala e io in quella a fianco. Perdo contemporaneamente il senso del tempo, l'uso della parola e l'interesse per il mondo esterno. Il mio amore mi fa compagnia in silenzio: sguardi, baci, carezze. E' tutto quello che mi serve da lui.Seduta su una sedia, il monitor diventa uno strumento di costrizione, ma non mi importa. Tutto procede bene, l'ostetrica davanti a me fa da torre di controllo... all'atterraggio puffi. Dopo cinque ore, ci siamo: avevo preventivamente chiesto di partorire sullo sgabello olandese, e infatti mi fa sedere li. Il sempre piu' prossimo papa' mi sorregge la schiena. Qui, si usa offrire da bere alle partorienti, e li ringrazio molto anche se stavolta, memore dell'arsura precedente, mi ero portata l'acqua da casa.Dall'altra sala, accanto a noi, si tiene un concerto di urla a ritmo di contrazioni, cioè neanche il tempo di riprendere fiato. Poche cose nella vita mi hanno ferito l'animo quanto la disperazione di quella ragazza: riflettendoci a posteriori, non so se lei potrà definire come giorno “più bello della sua vita” quello in cui ha trascorso ore a piangere per il dolore e poi, in escalation, a urlare per altrettante ore, senza essere alleviata da nessun tipo di analgesia. Ma che diamine, stai partorendo anche tu, mi dice il mio grillo parlante. Solo che io ho forza: quella di sorridere e quella di rischiare lo svenimento trattendendo il fiato per non urlare anch'io dal dolore. L'ostetrica mi sgrida: ha ragione, ma è inutile, penso muta, tanto non gridero'. Qualcuno alle mie spalle entra a chiedere se c'è bisogno di aiuto. No, dice l'ostetrica, tutto tranquillo. Vai pure stella, penso io, mi troveranno morta sullo sgabello e nessuno se ne sarà accorto... Sento il cuore stremato che vorrebbe andarsene anche lui. Per fortuna, impellente, ecco l'impulso a spingere: l'ostetrica m'implora di fare piano. Vuole impormi di respirare secondo il suo schema, io ci provo e rischio di soffocare. Le dico “non ce la faccio”, lei crede che io non riesca a spingere e mi dice che il bambino soffre... mi spavento, e spingo troppo, fino a lacerarmi (10 punti)! Ero l'ultima persona al mondo da dover spaventare, ho sempre avuto il terrore dei danni cerebrali al neonato: ma è logico che ci si fraintenda: dopotutto, io e lei è la prima e ultima volta che ci vediamo, e non possiamo conoscerci. Un ruggito, tutto che si apre, ed ecco il cucciolo! Fermate il mondo, perchè non si è mai visto nè mai si vedrà nulla di più bello!!! Il papà me lo mette in braccio: ci guardiamo, lo stringo, ma ben presto glie lo riconsegno: troppo stanca, ho già fatto tutto quello che potevo. Ora pensaci tu!E mio marito, felice come mai era stato in vita sua, porta Luciano al suo primo bagnetto.Carlottta e Roberto, genitori fortunati

Pubblicato il 27/1/2007 alle 8.55 nella rubrica I vostri racconti del parto.

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