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e dei loro cuccioli


consigli utili


22 febbraio 2007

Consigli utili per levare il pannolino a un bambino!

(tratto da http://www.pediatric.it)

Tra i 2 e 3 anni, il 70% dei bambini è pronto per approdare al vasino.
A 4 anni, il 30% dei bimbi non riesce ancora a tenere la pipì tutta la notte. A 5 anni, la percentuale scende al 15%, a 6 anni al 10%, e alla pubertà all’1%. Il ritardo nell’acquisizione dell’autonomia completa non è una malattia, può essere dovuto a uno sviluppo più lento.

Fino a qualche generazione fa si faceva spesso ricorso alle maniere forti pur di abituare il piccolo al vasino il più presto possibile. Oggi, invece, si presta più attenzione alla spontaneità degli impulsi del bimbo, perché anche questi aspetti della vita si riflettono poi sul suo sviluppo psicologico.

 

 

MATURAZIONE A DUE LIVELLI.

Per arrivare a controllare da solo le funzioni corporee, il piccolo deve aver raggiunto un certo grado di maturazione fisiologica, senza la quale è impossibile educarlo al vasino. Che cosa significa? Dal punto di vista anatomico bisogna aspettare lo sviluppo di una zona del cervello che corrisponde alla volontà e alla coscienza. E questo non si verifica prima dell’anno. La maturazione neurologica è fondamentale perché permette un controllo volontario delle contrazioni della vescica. Ma questo non basta. Ci deve essere una maturazione anche della vescica. Bisogna che il bimbo, libero dal pannolino, si eserciti più volte, prima di riuscire a trattenere la pipì, grazie anche all’impulso del cervello.

I ritmi di questa complessa maturazione non sono uguali per tutti i bambini: c’è chi è precoce e chi è tardivo. Gli studiosi hanno comunque rilevato che in genere il bambino è pronto tra i 20 mesi e i 3 anni. Le femmine, poi, sono più precoci dei maschi, che di solito raggiungono l’ autonomia sei-otto mesi dopo. Semplicemente perché i maschietti hanno uno sviluppo neurologico più lento. Il compito dei genitori sarà quindi delicato: dovranno essere attenti a captare i primi segnali di maturità, e agire di conseguenza. E il vasino dovrà comparire in casa, sotto forma di giocattolo, a partire dai 18 mesi.

IL MOMENTO GIUSTO.

Per capire come si fa a trattenere la pipì, il bambino deve essere lasciato libero dal pannolino. L’estate è solitamente il periodo migliore per dare al piccolo questa opportunità. Anche perché il freddo stimola la minzione, cioè l’emissione di pipì. Se però la mamma si accorge di un inequivocabile segnale di maturazione, non è il caso di rimandare, visto che poi le case sono dotate di riscaldamento. Di quale segnale si tratta? Se dopo il pisolino pomeridiano il bambino si sveglia il più delle volte con il pannolino asciutto, significa che è pronto. Bisogna però avere l’accortezza a pranzo di non farlo bere troppo. A questo punto gli si può togliere il pannolino, magari per i primi tempi per 2-3 ore al giorno, e gli si fa notare, senza sgridarlo, quando fa la pipì addosso. Inizialmente deve essere un gioco. Pian piano il bambino capirà che il vasino, che già da qualche mese staziona nel bagno di casa, corrisponde in piccolo al water degli adulti. Le tappe dovrebbero essere: 

 si toglie il pannolino al bambino; 

nel momento in cui fa la pipì, glielo si fa notare; 

ƒ gli si propone il vasino, dicendogli chiaramente che desideriamo che la prossima volta la faccia lì; 

se l’organizzazione della giornata lo consente, gli si mete il pannolino solo durante la notte.

Per quanto riguarda il controllo notturno della vescica generalmente bisogna pazientare ancora un anno dal momento in cui il bambino inizia a riscuotere i primi successi diurni.

NON FORZARLO MAI.

Il controllo del retto viene di solito raggiunto dopo il controllo della vescica (in genere a partire dai 2 anni). Se l’attività intestinale è piuttosto regolare e prevedibile, tutto è più semplice. Il periodo dell’educazione al vasino, coincide con le intense sensazioni di piacere e di orgoglio che il bambino prova nell’andare di corpo. Non bisogna sottovalutare, però, che questo “atto” ha per il bambino un significato molto profondo: facendo la cacca, lui dimostra di essere capace di creare qualcosa e, nello stesso tempo, sente (e vede) che perde qualcosa di sè. In questo periodo della crescita caratterizzato dai “no” del bambino e dalla ricerca della propria indipendenza dai genitori, dimostrarsi troppo esigenti può essere controproducente. Può far scattare nel piccolo l’impulso a “trattenere” per contrastare i genitori e sottrarsi al loro completo controllo. Quindi se i genitori si mostrano troppo rigidi e apprensivi, possono far emergere il bastian contrario che c’è in ogni bambino di 2 anni. Lo stesso vale se lo incitiamo a sforzarsi controvoglia e se controlliano tempi e orari, come spesso avviene anche per l’alimentazione.

STRATAGEMMI VINCENTI.

Il ribrezzo verso le feci non è innato, ma è una conseguenza dell'atteggiamento dei genitori, che invitano il piccolo a “fare”, ma a non toccare né mostrare la sua “produzione”. Il bambino riceve messaggi contraddittori: prima lo si esorta a “produrre”, e poi la sua creazione viene buttata velocemente nel water e fatta sparire. E’ giusto, invece, avere un po’ di tatto e di delicatezza., lodarlo e permettergli di mostrare le feci al papà e alla nonna e poi inventare con lui un rito di addio. Per esempio, gli si può raccontare che ora la sua cacca vuole raggiungere le altre cacche sue amiche, e per far questo bisogna metterla nel water, salutarla e tirare l’acqua. Allo stesso modo, per invogliarlo a farla, si può provare a dirgli che nella sua pancia c’è buio e la sua cacca non vede l’ora di vedere la luce. Senza per questo costringerlo a interminabili sedute sul vasino o, peggio ancora, a rimproverarlo in caso di stitichezza o intervenendo sistematicamente con supposte e clisteri, che il bambino vive come una violenza su se stesso. Il messaggio che il bambino vuole ricevere dai genitori è “sei così bravo da poter fare anche questo”, e non “ormai sei grande, devi saper fare anche questo”. Il bambino, infatti, anche se vuole affermare la propria indipendenza, ha ancora bisogno di sentirsi il piccolo di mamma e papà.

 




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22 febbraio 2007





Il liquido amniotico: la migliore barriera di protezione

Per nove mesi, il bebè nuota come un pesce nell'acqua, in un liquido che si trova nel ventre della mamma e che è in grado di proteggerlo dal mondo esterno: infezioni, movimenti bruschi ...
Si trova in un ambiente creato alla perfezione per lui, in grado di proteggerlo il più possibile e di consentirgli, allo stesso tempo, di crescere.

Durante la vita intrauterina, egli si muove tranquillamente in questo liquido e la mamma percepisce i suoi movimenti in maniera piuttosto tenue. Infatti, grazie al liquido amniotico, gli organi della madre sono anche protetti contro i movimenti del bebè. Inoltre, tale liquido costituisce un ottimo sistema per regolare la temperatura, poiché la mantiene costante.

Il liquido è composto d'acqua (97%) e contiene dei sali minerali ed altre sostanze indispensabili alla crescita ed alla maturità del feto. Il liquido contiene, inoltre, le cellule che si staccano dalla pelle, i capelli del bebè ed anche del grasso. La sua quantità varia durante la gravidanza andando da 20 cm³ alla settima settimana, a 300 alla 20a settimana ed 1 litro durante il nono mese. A partire dalla 38a settimana, il liquido diminuirà: ciò starà ad indicare che il bebè è pronto a nascere.

La funzione principale del liquido amniotico è quella di fare da barriera di protezione per il feto e di apportargli le sostanze di cui ha bisogno per il suo sviluppo.
Durante le prime 14 settimane, il feto assorbe il liquido attraverso la pelle, ma quando i reni cominciano a funzionare, li usa per filtrare il liquido che ha bevuto, espellendolo sotto forma di urina.

Nonostante quello che si potrebbe pensare, il liquido amniotico si mantiene sempre pulito ed in condizioni ottimali poiché viene rinnovato ogni 3 ore.

Il liquido amniotico contiene delle cellule fetali e microrganismi che forniscono molte informazioni sul bebè. La sua analisi ci può indicare la presenza o l'assenza di problemi che potrebbero nuocere al nascituro.
L'amniocentesi e l'amnioscopia sono due tecniche di diagnosi prenatale che si basano su un'analisi del liquido amniotico.

Nell'amniocentesi, il liquido si preleva con un ago che viene introdotto attraverso l'addome della madre. Questo sistema ha un tasso di affidabilità che va dal 99,4% al 100% per individuare delle anomalie cromosomiche.

Nell'amnioscopia, il liquido si preleva attraverso la vagina e consente di verificare la presenza di meconio (che si forma con i residui cellulari e il grasso contenuti nel liquido amniotico) negli ultimi giorni di gravidanza.

Le membrane del sacco amniotico possono rompersi prima del termine dovuto. Le cause possono essere:

  • Contrazioni premature
  • Debolezza del collo dell'utero
  • Infezioni genitali

Nel 20% dei casi, le donne incinte perdono una parte del liquido prima della rottura delle acque. Questo è dovuto a piccole fessure che fanno in modo che il liquido esca un po' per volta, e si potrebbe confondere con l'urina.

Dopo la rottura delle acque, è molto importante che la donna vada all'ospedale per prevenire il rischio di infezioni. Se è agli ultimi giorni di gravidanza, la cosa migliore è quella di provocare il parto nelle 24 ore che seguono questa perdita.

Nel caso in cui il sacco amniotico presenti delle fessure nella parte superiore, normalmente è sufficiente che la donna si riposi, in quanto queste dovrebbe chiudersi da sole.
Nel caso in cui le fessure si trovassero invece vicino al collo dell'utero, è più difficile che si rimarginino, per cui si decide cosa fare in base alla maturità del feto: in particolare, si valuta se il feto è abbastanza maturo ed in grado di vivere fuori dal ventre materno oppure se la madre dovrà restare a letto e prendere delle medicine per evitare le contrazioni ed il rischio di infezioni

Per Carmen....
Secondo me il piccolo Adriano  aveva ingerito liquido in piu' e non e'

riuscito a emanarlo tutto con le urine.....

La coperta elettrica e' un tipo di coperta che serve per riscaldare
i bambini appena nati che hanno un particolare bisogno di caldo
immediato ,dato che stanno male e hanno piu' freddo di altri






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19 febbraio 2007


Che cosa e' il riflesso di moro?

Si tiene il bambino a pancia in su, sostenendo
la testa con una mano.
Un movimento brusco della mano verso il basso
fa scatenare il riflesso: il bimbo ha la sensazione di
cadere, inarca il tronco, spalanca le braccia e poi le
richiude come in un abbraccio.
Scomparira' verso i tre mesi.


Che cosa e' il riflesso di presa?

E' forse un retaggio di epoche remote, quando
bisognava aggrapparsi alla pelliccia della
mamma.Certo e' che un neonato sa subito strin
gere con le mani e con i piedi un dito che lo stimola.
E lo fa con tanta forza da poter essere addirittura
sollevato per pochi istanti.




Che cosa e' il riflesso di suzione?

Se gli sfiorate l'angolo delle labbra, il vostro
piccolo reagira' girandosi ed aprendo la bocca
nell'atto di succhiare.E' un movimento istintivo che
lo aiuta a cercare il capezzolo o il biberon.


Che cosa e' il riflesso di marcia?

Sostenuto sotto le ascelle e a contatto con una
superficie dura il vostro bimbo inizia a flettere le
gambe e a mimare una marcia. Non si tratta di
una vera camminata, e' solo il ricordo dei movimenti
per girarsi che faceva quando era ancora nel vostro
pancione. Li dimentichera' nel giro di qualche settimana.
Poi gli occorreranno mesi prima che imparera' veramente
a camminare





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10 febbraio 2007

ALIMENTAZIONE IN GRAVIDANZA

L'adeguata nutrizione della gestante è fattore determinante dell'adeguato sviluppo fetale e di un buon decorso ed esito della gravidanza.

La diceria popolare secondo la quale la gravida dovrebbe «mangiare per due» è una vera falsità che anzi potrebbe creare seri problemi alla donna e alla gravidanza, come del resto crea problemi ogni aumento di peso non ideale. Per fortuna questa diceria popolare ha pressoché smesso di circolare tra le future madri.

L'incremento del fabbisogno energetico (calorie) nel corso della gravidanza e dell'allattamento è una realtà che però va ricondotta alle giuste dimensioni. Diciamo, tanto per fornire una media indicazione, che in gravidanza il fabbisogno energetico di una donna è di circa 38 Calorie/Kg/giorno.

Ciò significa che, ad esempio, per una donna che pesa 55 Kg il risultato è: 38 moltiplicato 55, cioè 2090 calorie al giorno.

Va detto che questo calcolo rappresenta un'indicazione di massima, da variare necessariamente a seconda delle condizioni di peso prima della gravidanza, dell'età della donna, della statura (o meglio della massa corporea costituzionale) e dell'attività fisica esercitata nei primi mesi (che sono quelli che ancora consentono, in assenza di controindicazioni tipo minaccia d'aborto, una moderata attività fisica, lavorativa o di fitness). Come sempre succede in medicina, occorre individualizzare consigli e trattamenti a seconda dell'individuo sul quale applicarli.

Ad esempio, la donna che inizia la gravidanza in sottopeso richiede un'aggiunta calorica rispetto alla media; il contrario deve succedere se la donna inizia la gravidanza in sovrappeso, quando diventa indispensabile una misurata restrizione calorica, che, senza far diminuire di peso, consenta di giungere al termine della gestazione senza un eccesso ponderale, limitando al tempo stesso il rischio di macrosomia fetale (bambino grosso).

In pratica una donna che abbia una massa corporea media e svolga una comune attività fisica non deve sentire il bisogno di pesare i cibi e di usare tabelle energetiche per nutrirsi nel corso della gravidanza; probabilmente andrà senz'altro bene che si regoli "ad occhio" sulle porzioni alimentari perché è già abituata ad introdurre quanto le serve al punto giusto. Diverso può essere il caso delle donne in sottopeso e in sovrappeso che spesso richiedono degli schemi dietetici più rigorosi.

 

Il lieve incremento del fabbisogno energetico durante la gravidanza non deve far dimenticare l'importanza di mantenere un adeguato equilibrio tra proteine, carboidrati e grassi come del resto sarebbe sempre giusto fare in ogni fase della vita.

Le proteine, contenute principalmente in cibi come le carni, il pesce, le uova, i legumi e i formaggi, devono contribuire al 20% circa del fabbisogno energetico.

I carboidrati vanno assunti principalmente sotto forma di zuccheri complessi e non di zuccheri semplici. Questo significa che vanno privilegiati i cibi quali pane, pasta, riso e polenta anziché dolci, dolciumi e bevande dolcificate. I carboidrati devono contribuire al 50% circa del fabbisogno energetico.

I grassi sono anch'essi indispensabili perché forniscono costituenti molecolari fondamentali di tutte le cellule corporee e devono contribuire al 30% circa del fabbisogno energetico. Una rilevante parte di grassi va da sé che vengano assunti con quegli stessi cibi che abbiamo nominato prima perché fornitori anche di proteine. Occorre tuttavia sottolineare che, non solo in gravidanza, i grassi derivati dalle carni e dai formaggi si rivelano (in quanto dotati di legami chimici saturi) più ipercolesterolemizzanti dei grassi derivati dal pesce e dai vegetali. Sono per la verità anch'essi importanti e non è negativo assumerne una certa quota, ma bisogna comunque cercare di preferire una maggior quota di grassi (chimicamente insaturi) di origine vegetale o di pesce.

 

Oltre al fabbisogno calorico, in gravidanza e durante l'allattamento aumenta anche il fabbisogno di vitamine e sali minerali.

Le vitamine sono sostanze indispensabili per il metabolismo che non sono sintetizzabili dall'organismo e richiedono pertanto di essere assunte con gli alimenti. Tra le vitamine risulta in particolare aumentato il fabbisogno di acido folico, importante nella sintesi dei globuli rossi e quindi nella prevenzione dell'anemia. I cibi a buon contenuto di acido folico sono frutta, verdura, pesce, pollo, tacchino e latticini, che vanno intesi tutti come cibi freschi e non conservati. Malgrado una corretta alimentazione, in alcuni casi gli esami di laboratorio che di routine vengono richiesti alla donna in gravidanza potranno mostrare dei segni di relativa carenza di acido folico: questa potrà essere all'occorrenza corretta con semplicità dallo specialista attraverso la prescrizione di un'integrazione farmacologica appropriata.

Tra i sali minerali il ferro riveste un'importanza notevole in gravidanza e meriterebbe quasi un discorso a parte. Basti dire che è un elemento indispensabile alla formazione dell'emoglobina, cioè di quella proteina che risiede sui globuli rossi e che consente di legare l'ossigeno in modo che quest'ultimo dai polmoni venga poi trasferito a tutti gli organi del corpo nonché al feto per garantire i processi di respirazione cellulare dei tessuti e quindi la vita. Mentre al di fuori della gravidanza, in condizioni di fisiologia corporea, un'alimentazione normale consente di ottenere l'adeguata quota di ferro richiesta dai processi biologici, durante la gravidanza spesso si deve ricorrere alla sua supplementazione. Il medico potrà accorgersi della relativa carenza di ferro attraverso il rilievo di anemia (soprattutto con basso valore di emoglobina, al di sotto degli 11 g/dL) e bassa sideremia (cioè appunto un basso valore del ferro, dosato direttamente nel sangue); prescriverà in tal caso un supporto esterno di ferro, disponibile in diversi tipi di preparazione farmaceutica.

Pure importante in gravidanza è la supplementazione di calcio, facilmente ottenibile attraverso l'assunzione di latte e/o suoi derivati.

 

Riassumendo, una dieta adeguatamente variata permette di mantenere il giusto equilibrio di nutrienti fra proteine, carboidrati e grassi e si rivela spesso sufficiente a prevenire le carenze di vitamine e sali minerali. Tuttavia, l'assunzione di una moderata integrazione di vitamine, di ferro e di calcio non è sicuramente dannosa e può rappresentare una pratica per raggiungere le dosi giornaliere raccomandate di questi elementi con maggior sicurezza.

 

Le donne vegetariane che includono nella loro dieta i latticini o il pesce non dovrebbero andare incontro durante la gravidanza a carenze nutrizionali con frequenza superiore alle onnivore. Maggiori problemi possono incontrare le vegetaliane, cioè quelle donne che si nutrono esclusivamente di prodotti di origine vegetale: queste necessitano per sicurezza di un'integrazione di proteine, ferro, acido folico, zinco e vitamina B12.

 

Per quanto riguarda la ripartizione e la composizione dei pasti quotidiani, diciamo in generale che, non soltanto in gravidanza, si dovrebbero idealmente ripartire le calorie giornaliere (abbiamo detto circa 2000 calorie nella gestante) in cinque pasti evitando quindi di sovraccaricarsi in 2-3 volte. Addirittura diciamo che è assolutamente scorretto mangiare meno di tre volte al giorno!

  1. Perlomeno quindi occorre fare (di primo mattino!!) una buona colazione con latte o yogurt; il caffè è consentito ma solo in aggiunta e non in sostituzione di latte o yogurt. Associare cereali, o pane o 2-3 fette biscottate o due biscotti secchi.

  2. A metà mattina è possibile fare uno spuntino a base di frutta fresca o bere una spremuta d'agrumi.

  3. A pranzo un primo con i classici 80 grammi di pasta o di riso, un secondo di carne o pesce o un uovo. Un contorno di verdura fresca, cotta o cruda. Frutta fresca. Accompagnamento con un panino.

  4. A metà pomeriggio è possibile fare una merenda con latte o yogurt o tè o spremuta d'agrumi, associati a cereali o a una fetta biscottata (concedetevi un po' di marmellata su quest'unica, misera fetta, dai!).

  5. A cena cominciare con una minestra di verdura o con una pastina in brodo, per continuare con un secondo non di carne (pesce o formaggio o prosciutto cotto o bresaola). Contorno di verdura. Frutta. Accompagnamento con un panino.

Non mangiare più niente dopo le ore 21, per non avere lo stomaco pieno quando si va a dormire.

 

I cibi sconsigliati sono tutto sommato abbastanza immaginabili: sono praticamente tutti i cibi troppo salati, troppo pasticciati (dolci e dolciumi), troppo grassi (insaccati, merendine, creme, mascarpone), quelli piccanti e speziati, quelli fritti.

 

E' possibile bere un bicchiere scarso di vino in corrispondenza del pranzo e della cena. Non assumere altre bevande alcoliche.

 

Importante invece è bere almeno un litro d'acqua nel corso della giornata, durante l'inverno e almeno un litro e mezzo durante l'estate. L'acqua ha un'insostituibile funzione lubrificante (anche sull'intestino, sempre un po' stitico nelle gravide), depurante (attraverso i reni), idratante e nutriente su tutti i tessuti e componente essenziale nella struttura e nel metabolismo di tutte le cellule.

 

 

 

L'incremento di peso ideale da ottenere dall'inizio alla fine della gravidanza si pone intorno ai 10-12 Kg, con incrementi parziali di 1 kg nel I trimestre, di 4 Kg a 20 settimane (metà gravidanza), di 8 Kg a 30 settimane e non più di 12 Kg a 40 settimane (termine).

Pertanto durante il I trimestre l'incremento ponderale materno è piccolo come del resto è piccolo anche l'aumento di peso del feto. Durante il II trimestre l'aumento di peso è determinato principalmente da un accumulo di grasso materno, dalla crescita dell'utero e delle mammelle e dall'aumento della volemia (volume del sangue circolante). Nel corso del III trimestre l'aumento di peso è poco attribuibile alla donna mentre i suoi maggiori determinanti sono la crescita del feto e della placenta.


 




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4 febbraio 2007

L'allattamento




Quante volte durante la gravidanza ci siamo chieste:"Avrò latte a sufficienza"!?
Questa è una domanda molto ricorrente per le future mamme.
Subito dopo il parto, è frequente non riuscire a prendere sonno.NOn dovete temere:questo non pregiudicherà niente
ai fini dell'allattamento al seno.
IL neonato, inizialmente dovrà imparare la suzione.
Ricordo infatti che Aurora non era capace di attaccarsi al seno correttamente.
Ci sono delle regole che permettono di evitare fastidi come le ragadi:
PEr evitare di avere i capezzoli dolenti:
-prevedete poppate brevi
-fate attenzione che il piccolo si attacchi correttamente:cioè non deve afferrare fra le labbra solo il capezzolo
ma tutta l'areola.
-dopo ogni poppata è bene seguire un'accurata igiene del seno.Se compaiono delle ferite,lasciate il seno scoperto
dopo la poppata
Le ragadi appunto sono delle ferite sui capezzoli dovute a una suzione scorretta.
Rispettando queste regole dovreste evitare il loro insorgere.
Le ragadi comunque possono comparire lo stesso, ma fortunatamente le potete curare con pomatine cicatrizzanti
da farmacia.Un trucco per guarire prima è svuotare manualmente o meglio con un tiralatte il seno dove è presente la
ragade e allattare dall'altro lato.Facendo riposare la zona ferita per 6-12 ore andrà molto meglio!!
Ci sono alcuni pregiudizi da sfatare:
-Seno piccolo non significa poco latte!!
Mia madre non aveva latte, non lo avrò nemmeno io
(E su questi primi 2 posso dire che è vero!!)
-Più una mamma è giovane meno latte ha!!
(Anche questo è una balla!!)
Altro problema legato all'allattamento è l'ingorgo:quando il seno è troppo gonfio di latte, dolente e il bimbo
non riesce a succhiare.A chi di noi non è capitato?? A me sì e devo dire che un trucchetto è comprare il tiralatte.
Al mio ritorno a casa, si verificò subito questo problema e mandai mio marito subito a prendere un tiralatte.
E' utile per svuotare il seno dopo che il bimbo si è già saziato.E questo è un modo per incrementare la produzione
del latte.Perchè più latte si chiede e più latte viene prodotto!!
La prossima volta parleremo della dieta da seguire per la mamma che allatta!!(CIAO, SARA)




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2 febbraio 2007


       L'EDUCAZIONE DEI FIGLI 
                                                                                       il “no” caparbio dei due anni…quando inizia l’educazione? l’educazione dei figli è sicuramente un compito che si sviluppa e si perfeziona di pari passo con la loro crescita.Quando i bimbi sono piccoli piccoli tutto è più semplice. I bisogni del neonato, infatti, sono molto elementari: occorre nutrirlo, accudirlo e coccolarlo. In questo primo periodo i neogenitori sono chiamati a sperimentare il loro ruolo e a formare ed ampliare le loro conoscenze e competenze soltanto relativamente alle esigenze primarie del figlio. Ma è quando il bimbo inizia a crescere e conseguentemente ad acquistare una certa autonomia e a manifestare la propria personalità che mamme e papà si trovano a dover fare i conti con le innumerevoli problematiche legate all’educazione: ci si chiede quale sia il momento migliore per far capire al bambino l’importanza di alcune abitudini e soprattutto la necessità del rispetto di alcune regole. Tralasciando tutte le teorie di antiche e moderne correnti della pedagogia, occorre calarsi nei panni di quelle mamme e di quei papà che improvvisamente si trovano a dover affrontare questo tipo di problematiche e soprattutto di chi si trova a dover fare i conti con siffatte questioni per la prima volta. Naturalmente in questa sede non si pretende né si è in grado di fare lezione di pedagogia, ma si cerca solamente di rendere l’idea della situazione spesso difficile in cui i neo-genitori si trovano a vivere. I dubbi piuttosto “seri” iniziano a presentarsi quando il bimbo, compiuto il primo anno di età, comincia a manifestare il suo interesse per il mondo che lo circonda, ricco di colori, di suoni, di sapori, ma anche, purtroppo, inesorabilmente pieno di pericoli, di luoghi e circostanze da evitare. Iniziano allora i “non toccare, stai attento, non buttare, non tirare, non, non”…Ed è proprio di fronte all’atteggiamento spesso capriccioso, naturalmente teso verso l’affermazione della propria personalità e del proprio io, che nascono i primi contrasti. La mamma o il papà si chiede come e quanto assecondare questa voglia di auto-affermazione del figlio e come e quanto insistere sulla necessità di far capire al bambino che alcune regole sono fondamentali e non possono essere messe in discussione. Così inevitabilmente si arriva alle solite riflessioni “faccio bene, dovrei provare così, dovrei farglielo capire in altri modi….”Ai genitori, spesso inesperti, perché alle primissime esperienze, che cercano con tutta la tranquillità possibile di far capire al bambino “questo così, questo colà, questo si può, questo non si può” la risposta è quasi sempre la stessa “no, no e no!”. Il piccolo inizia a manifestare agli altri quelli che sono i suoi desideri e quelle che sono le sue volontà, sondando in maniera spesso ostinata i campi e valutando con caparbietà i limiti che è lecito oltrepassare, o almeno ci prova!E purtroppo accade spesso che si sia sempre troppo presi da altre incombenze e da altre responsabilità. E per questo che troppe volte, di fronte all’ennesimo capriccio, all’ennesimo no caparbio, si arriva a desistere per sfinimento, facendosi subito dopo assalire da inutili sensi di colpa.E’ proprio in questi momenti però che dovremo aver presente una riflessione fondamentale: siamo sì genitori, ma non superman! Essere mamma o papà non comporta inevitabilmente solo una serie di responsabilità cui si deve pensare in maniera inderogabile e perentoria.E’ sicuramente pura presunzione quella di volere ad ogni costo sentirsi perfetti come genitori: anche questo è un “mestiere” o se vogliamo un’arte che si affina con il tempo.Impariamo a crescere i figli, crescendo insieme ai nostri figli!




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Ciao a tutte!!!
Vi spiegheremo subito come funziona questo blog:
Siamo 2 mamme che si sono conosciute su internet ed essere mamme è la nostra passione!!
Abbiamo deciso di aprire questo blog insieme,
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