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ilblogdellemamme
e dei loro cuccioli


consigli utili


8 aprile 2008

Consigli utili.....

Ciao mamme oggi non ho molte idee da proporri e percio' ho pensato di darvi una bella ricetta di una torta che sicuramente piacera' ai vostri bambini
Torta marmorizzata
Ingredienti: 200 gr. di farina
200 gr. di burro
200 gr. di zucchero
4 uova grandi
40 gr. di cacao amaro
Metà bustina di lievito
Preparazione

Imburrare ed infarinare una tortiera di 24 cm e porla in frigo.

Lavorare il burro, ammorbidito a temperatura ambiente, con lo zucchero (incorporandolo un pò alla volta).

Quando il composto è cremoso unire le uova, una alla volta.

Se il composto assume l'aspetto simile alla ricotta, frullare un pò col mixer ad immersione, finchè non diventa liscio.

Setacciare la farina con un pizzico di sale ed il lievito, incorporarla, in piccole dosi, al composto di zucchero e uova.

La massa deve assomigliare ad una pomata, non deve essere nè dura nè troppo molle.

Eventualmente, se risultasse un pò dura, aggiungere un pò di latte

A questo punto, dividere il composto in due parti,
al secondo aggiungere il cacao setacciato.
Tirare fuori da frigo lo stampo prededentemente imburrato,
versare al centro dello stampo i composti a cucchiaiate,
alternando il bianco col nero.

Alla fine livellare.

Infornare a 190° per i primi dieci minuti, in seguito abbassare la temperatura a 170° e continuare a cuocere x 45/50 minuti
(fare prova stecchino)

A questo punto preparare la glassa al cioccolato fondente:
6 cl di panna,
75 gr di cioccolato
20 gr di burro,
20 di zucchero a velo.
Far cuocere il tutto fino a raggiungere una consistenza omogenea.
Glassare la torta su una griglia
Lingue di gatto per riparare ai solchi laterali.
Et voilà !

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18 maggio 2007


Oggi vi voglio parlare di un argomento molto importante

Come affrontare con serenità il momento del parto?

La gravidanza è un periodo molto complesso e dinamico, in cui si costruiscono nuovi sentimenti, si elaborano regole e abitudini nuove, ci si prepara psicologicamente e fisicamente ad affrontare il momento della nascita e a costruire una relazione d’amore. Esistono oggi numerosi corsi di preparazione al parto che aiutano le donne a comportarsi in modo più consapevole e ad affrontare con serenità il momento della nascita, controllando il dolore e vincendo le emozioni negative. I corsi offrono anche l’occasione di incontrare altre donne che hanno gli stessi problemi e le stesse paure, e cercano di creare un primo contatto con il personale e l’ambiente dove avverrà il parto. La preparazione al parto è organizzata sia da strutture pubbliche sia da centri privati e intende creare un rapporto più umano nell’assistenza alla coppia e al bambino, creando così un clima di comprensione, di rispetto e affetto.

Corsi preparto: come sono organizzati?

I corsi tradizionali sono composti da una serie di lezioni teoriche sul “funzionamento” dell’apparato riproduttivo; l’ostetrica affronta il problema del dolore e della paura del dolore, cercando di allontanare i timori, e infine propone esercizi di ginnastica e tecniche di respirazione utili nel momento del travaglio. I corsi di preparazione non servono solo a controllare il dolore, ma anche a:

  • aumentare il senso di sicurezza e di autostima;
  • dare informazioni sulla gravidanza, sul parto, sulle implicazioni psicologiche di queste esperienze, sull’evoluzione delle dinamiche di coppia e sulle capacità del bambino.

Nei corsi tradizionali di preparazione al parto, a partire dalla fine del secondo trimestre, si tengono delle riunioni settimanali (di circa 2 ore e tenute in consultorio, in palestra o in ospedale), nelle quali si trattano diversi argomenti: dalla contrazione muscolare alla respirazione, dal parto all’allattamento, ai preparativi per il bambino. Si visionano poi film sul parto e/o sull’allattamento e si esegue una visita guidata alla sala parto e al nido. Nello stesso periodo le partecipanti al corso vengono riunite in una palestra e allenate ad eseguire esercizi di ginnastica e di rilassamento del corpo nonché esercizi respiratori.

La ginnastica yoga è indicata in gravidanza?

Lo yoga in gravidanza è consigliato a chi lo pratica da qualche tempo e ha una buona esperienza personale al riguardo. Esige il controllo della propria mente con diversa gradualità a seconda dei differenti livelli della situazione in cui la partoriente viene a trovarsi. Ciò significa, per esempio, che in certi momenti la donna deve distogliere il pensiero dalle contrazioni mentre in altri deve esserne completamente consapevole. Lo yoga è senza dubbio un’attività benefica per il rilassamento, il controllo della respirazione e la flessibilità corporea, ma devono essere evitate alcune posizioni e gli allungamenti muscolari estremi. Uno strumento dell’Hatha Yoga è il Pranayam, ovvero il controllo dell’energia vitale attraverso il respiro. Una buona respirazione, infatti, è fondamentale sia in gravidanza sia al momento del parto poiché una maggiore ossigenazione e depurazione del sangue materno trasmette più ossigeno al bambino durante la sua vita nel grembo materno e diminuisce sensibilmente il dolore delle contrazioni.

Lo yoga, inoltre, è il capostipite di tutte le tecniche di rilassamento, interiorizzazione e meditazione, e attraverso i Mantra, frasi che rafforzano e calmano la mente e vocalizzi che scaricano le tensioni, la donna impara l’attenzione al sé, ad individuare sempre i suoi bisogni e quelli del bambino che porta in grembo con una presa di coscienza più profonda di questa naturale unione.

In cosa consiste il training autogeno?

Il training autogeno respiratorio è stato diffuso in Italia, a partire dal 1973, dal professor Umberto Piscicelli, che ne ha proposto l’impiego nei corsi di preparazione al parto. È basato su tecniche di autosuggestione e di respirazione, che hanno lo scopo di condizionare la reazione della gestante ad ogni singola fase del parto, in modo da alleviare sia la tensione fisica sia quella psicologica.

I corsi sono costituiti da incontri settimanali che iniziano al settimo mese di gravidanza e si basano su lezioni teoriche (fisiologia della gravidanza e del parto) ed esercitazioni pratiche. Le gestanti apprendono le tecniche di rilassamento e quelle di respirazione e di controllo muscolare, che devono essere applicate nei vari momenti del travaglio.

Durante il rilassamento, la donna in gravidanza impara ad evocare ricordi e sensazioni, ansie e paure, sulle quali viene eseguita un’analisi psicologica. Si insegna una respirazione lenta e profonda, come quella del sonno, da usare quando iniziano le contrazioni; per la fase espulsiva del parto la gestante apprende a inspirare e a trattenere l’aria nei polmoni nel momento di spingere e a rilassarsi completamente nell’intervallo tra le contrazioni. Il controllo della tensione emotiva e fisica, evitando di amplificare la percezione dolorosa, tende a ridurre al minimo il dolore.

Lo stretching può aiutare? E il massaggio?

Ci sono alcuni esercizi di stretching che possono aiutare - se eseguiti con continuità e in modo corretto - a recuperare la qualità delle contrazioni e l’elasticità delle fasce muscolari, consentendo alla donna di acquisire una maggior padronanza del proprio corpo e ad assumere un atteggiamento attivo nel momento del parto. Gli esercizi di stretching sono utili anche durante la gravidanza per alleviare i dolori di schiena e quelli del bacino. Si tratta di esercizi semplici che rilassano e allungano tutti i muscoli in modo passivo e non faticoso, sfruttando la forza di gravità e la normale capacità di resa del corpo. Gli esercizi possono essere eseguiti anche in casa. Per esempio, sono diventati importanti gli esercizi per tonificare e aumentare l’elasticità del piano perineale. Le prime indicazioni sull’attività fisica in gravidanza riguardano soprattutto gli esercizi che tonificano la muscolatura del tronco, benefici poiché mantengono la postura corretta prevenendo così i dolori alla schiena.

Il massaggio durante il travaglio può essere, per alcune donne, molto benefico (un tocco intenso e con notevole pressione). In ogni caso si tratta di una pratica molto utile in gravidanza (le aree cui prestare maggior attenzione sono il sacro, la schiena, le gambe e le spalle) e anche, in seguito, per il bambino.

Cosa dire dei corsi di preparazione preparto in acqua?

Alcuni corsi di preparazione al parto sono organizzati in piscina con lezioni di nuoto, esercizi di stretching in acqua e insegnamenti di tecniche di rilassamento e respirazione. L’attività acquatica può iniziare non appena la donna si accorge di aspettare un bambino e può continuare fino al giorno stesso del travaglio. L’allenamento si svolge tre volte la settimana per la durata di circa un’ora. È consigliabile indossare un costume da bagno comodo, non necessariamente per gestanti.

Durante la gravidanza, l’acqua può aiutare la gestante a sentirsi piena d’energia, assumendo un atteggiamento positivo rispetto al proprio corpo e al bambino. L’immersione determina un utile effetto diuretico e gli esercizi acquatici possono aiutare a prepararsi fisicamente al travaglio e al parto. In acqua, oltre a tonificare la muscolatura corporea, si può ritrovare elasticità e agilità, coordinazione, s’impara a conoscere lo schema corporeo e si verifica meglio l’apprendimento del controllo della respirazione e dell’apnea.

Grazie alla sensazione di leggerezza che l’acqua offre, poiché il corpo immerso si muove più facilmente e sembra non aver peso, è molto più facile potenziare la muscolatura in modo dolce, aumentando la resistenza fisica e la forma generale della donna. La frequenza assidua al corso è anche un ottimo rimedio per l’insonnia e molto spesso riesce a sconfiggere depressione e affaticamenti, arrivando ad una migliore sopportazione dello stress e dell’ansia. Quest’approccio particolare all’attività acquatica, poi, consente alle mamme, che hanno imparato ad essere a loro agio nell’acqua, di ritornare con entusiasmo dopo pochi mesi insieme al loro bambino.




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11 aprile 2007



IL disegno:
una finestra sul mondo interno del bambino




Una delle poche cose che (probabilmente) tutti noi abbiamo fatto da piccoli, è stato scarabocchiare con passione ed impegno qualcosa di estremamente prezioso: poco importa se si trattasse del documento che papà aveva portato a casa dall’ufficio o dello stucco veneziano sulle pareti del salotto, quello che conta è che il primo adulto ad accorgersi della cosa ci abbia guardato come si guarderebbe Attila l’Unno dopo un’invasione. Ed effettivamente il nostro estro creativo non poteva scegliere supporto peggiore, ma spiegare ad un bimbo la differenza tra l’album da colorare e… tutto il resto non è facile, come si fa? In genere, posto rimedio al rimediabile, l’unico altro risultato derivante dal "fattaccio" consisteva nel tenere il piccolo Picasso lontano da matite e pennarelli, per terrore di dover rispiegare al capoufficio che il contratto con i fornitori giapponesi aveva nuovamente assunto le fattezze di un policromo quadro cubista. Probabile risultato: se ci vedevano un pennarello in mano venivamo resi innocui in qualche modo e la storia che volevamo "raccontare" rimaneva lì, imprigionata nel cappuccio del pennarello rosso tutto mordicchiato.
In mezzo a tutto ciò, il significato di quanto fatto dal piccolo artista, scompariva allora e rischia di scomparire, mutatis mutandis, anche oggi.
Cerchiamo di vedere le cose dal punto di vista del bambino, rovesciamo la prospettiva di analisi e vediamo cosa succede. Come prima cosa bisogna considerare l’età del bambino: se non padroneggia per bene il linguaggio, disegnare è una delle attività che meglio gli possono consentire di esprimersi (il suo mondo interno desidera mostrarsi) e di comunicare (non solo "informare", ma COMUNICARE, cioè DIALOGARE). Ciò significa che i suoi scarabocchi definiscono tutta una serie di personaggi, luoghi, sentimenti, emozioni, paure; la forma non è proprio decifrabilissima, siamo d’accordo, ma il significato è proprio lì, desideroso di essere svelato.
E’ evidente che si deve porre un limite alla "libertà creativa" del bambino - perché non si può scarabocchiare proprio dappertutto, ma è anche evidente che questa sua modalità di espressione ha il diritto di essere ascoltata e compresa. Basta sedersi vicino a lui mentre disegna e chiedergli (ovviamente se è in grado di rispondere, almeno con singole parole) chi e cosa sono quelle belle figure colorate che sta disegnando. C’è da rimanere stupiti di fronte alle spiegazioni che i bambini sanno dare dei loro disegni! Quando il piccolo… cresce ed entra nella scuola materna, disegnare diviene una delle sue attività preferite: il momento è favorevolissimo per incoraggiarlo a esprimersi e per farsi raccontare i suoi pensieri e le sue emozioni; inoltre è importante saper "leggere" i disegni, perché spesso i significati più importanti sono quelli che il bambino non verbalizza, perché "indicibili" o perché nascosti anche alla sua consapevolezza.
Si dice che il bambino sia tutto spontaneità ed "inconscio", che ci sia una trasmissione ed un’espressione diretta ed im-mediata dei suoi stati d’animo, senza censure super egoiche: psicoanaliticamente parlando, secondo questa prospettiva, il bambino è tutto "Es", cioè tutto pulsione, tutto istinto.
Supposto che sia così, mi trovo a dover sottolineare CON FORZA che, invece, i bambini imparano molto presto (certamente prima della formazione del Super Io, sempre in riferimento alla teoria psicoanalitica) e molto rapidamente a modulare il loro modus vivendi sulle aspettative degli adulti che hanno accanto, genitori in primis.
Ecco perché, a maggior ragione, sottolineo l’importanza di saper dare ascolto a tutte quelle forme di espressione "alternative" che il piccolo usa per mostrare ciò che è. Se, ad esempio, un bambino ha imparato che le sue manifestazioni di "attaccamento" (nel senso Bowlbiano del termine) - sorriso, pianto, ricerca del contatto con la madre, richiami vocali… - provocano reazioni di rifiuto e di distacco psicologico nella madre (come accade, ad esempio, nei casi di genitori "U - Unresolved -" aventi, cioè, un Legame di Attaccamento derivante da esperienze di abuso, maltrattamento, traumi dell’infanzia), la sua spontaneità emotiva ed affettiva ne sarà certamente compromessa: per il bambino, la priorità consiste sempre nel mantenere la prossimità fisica con la madre – rifugio, a costo di pregiudicare la propria spontaneità di espressione.
Ecco che allora il disegno diviene uno strumento preziosissimo, specialmente per insegnanti e educatori, per rilevare difficoltà, bisogni insoddisfatti, paure, legami problematici, desideri, potenzialità evolutive, temperamento e caratterialità.
A tale proposito è molto interessante conservare ed osservare più disegni dello stesso bambino, in modo da poter effettuare dei confronti e, più ancora, poter cogliere l’evoluzione nel tempo del suo mondo interno, potendo così contare su una sua "raccolta panoramica" di vita.
Tutto ciò senza contare anche i benefici cognitivi e motori che derivano dal disegnare: la fantasia del bambino trova forme concrete di espressione, la sua motricità fine migliora e l’esercizio promuove nuove importanti acquisizioni.
Il piccolo impara che può dare forma alle proprie realtà intrapsichiche e, se a questa sua attività viene accordata la dovuta attenzione, impara anche che ciò che fa ha un significato per le persone che ha vicino, capisce che può COMUNICARE col mondo esterno anche utilizzando i colori ed un foglio di carta. L’esordio - volutamente umoristico - di questa "riflessione" sul valore del disegno infantile ha il preciso intento di indurre, nel lettore, un atteggiamento di immedesimazione e di identificazione nel ruolo del "piccolo artista incompreso", al fine di promuovere, nell’adulto, l’adozione di un’ottica "bottom up" (dal basso verso l’alto).
Vedere le cose dal punto di vista del bambino è sempre pre-requisito essenziale per comprenderlo: ecco perché sottolineo l’importanza di promuovere la CONSAPEVOLEZZA negli adulti (genitori, educatori, insegnanti) delle mille sfaccettature del mondo infantile. Perché gli strumenti di inter-azione e com-prensione non sono mai troppi. 

Un grazie particolare va a   laura,
che ha idealizzato questo post....
grazie dell'aiuto!!!!




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24 marzo 2007


PER TITTY....

Ciao titty oggi aprendo la nostra posta di siamomamme

come per coincidenza ho trovato un argomento molto

interessante,ti spiego, c'e' una mamma che ha un sito

simile al nostro e ogni volta che scrive un post ci avvisa,

e guarda caso oggi parla propio dell'arrivo del fratellino

o sorellina se vuoi vai pure a leggere, ovviamente potete

andare tutti a leggere e' un post molto interessante

http://www.unamamma.it/2007/03/come_comportarsi_con_il_primog.html




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13 marzo 2007


Lo sapevate che.......

In gravidanza alla fine del primo mese, l'embrione
misura da 5 a 7 millimetri e tra la sesta e la settima settimana
si formano i primi abbozzi di organi...

11°settimana- Lembrione e' lungo circa 5,5 cm e pesa circa
10 gr. La testa si e' raddrizzata ,ha preso forma la cavita'
addominale che comprende il cuore, un abbozzo di sistema
polmonare, lo stomaco il fegato gli intestini

13° settimana- non si parla piu' di embrione ma di feto
e' lungo 12-13 cm pesa circa 50 gr. Con lo sviluppo
del mento il viso assume un profilo umano.

18°settimana- e' lungo circa 18cm e pesa 160-180 gr
il piede e' lungo di 2 cm il diametro della testa piu' di 4.
Il suo corpo e' ricoperto di fine peluria che si chiama "lanugo"

22°settimana- Il feto ha superato 20cm e pesa circa 400gr.
A partire da questa settimana fino alla nascita il suo cervello
aumentera' di circa 90 gr al mese

26°settimana- Il feto ha superato i 30cm e pesa 650-700 gr
Ha le unghie sia delle mani che piedi ,visibile all'ecografia

30°settimana- Il feto misura circa 35cm e ha superato il chilo
di peso, sotto la cute si e' formato un po' di grasso ed e' un
po' piu' paffuto.Ai maschi in questo periodo scendono i
testicoli.

34°settimana-Il bambino ha probalbimente superato i 40 cm
e 2 chili.La pelle e meno rossa e il suo rivestimento
protettivo e' ora molto spesso

39°settimana- Il bambino e' ormai lungo circa 50 cm e
pesa intorno a 3 kg La pelle e' bella liscia ha perso la
lanugine e lo strato di rivestimento protettivo.
Si muove poco perche' non ha piu' tanto spazio
 




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22 febbraio 2007

Consigli utili per levare il pannolino a un bambino!

(tratto da http://www.pediatric.it)

Tra i 2 e 3 anni, il 70% dei bambini è pronto per approdare al vasino.
A 4 anni, il 30% dei bimbi non riesce ancora a tenere la pipì tutta la notte. A 5 anni, la percentuale scende al 15%, a 6 anni al 10%, e alla pubertà all’1%. Il ritardo nell’acquisizione dell’autonomia completa non è una malattia, può essere dovuto a uno sviluppo più lento.

Fino a qualche generazione fa si faceva spesso ricorso alle maniere forti pur di abituare il piccolo al vasino il più presto possibile. Oggi, invece, si presta più attenzione alla spontaneità degli impulsi del bimbo, perché anche questi aspetti della vita si riflettono poi sul suo sviluppo psicologico.

 

 

MATURAZIONE A DUE LIVELLI.

Per arrivare a controllare da solo le funzioni corporee, il piccolo deve aver raggiunto un certo grado di maturazione fisiologica, senza la quale è impossibile educarlo al vasino. Che cosa significa? Dal punto di vista anatomico bisogna aspettare lo sviluppo di una zona del cervello che corrisponde alla volontà e alla coscienza. E questo non si verifica prima dell’anno. La maturazione neurologica è fondamentale perché permette un controllo volontario delle contrazioni della vescica. Ma questo non basta. Ci deve essere una maturazione anche della vescica. Bisogna che il bimbo, libero dal pannolino, si eserciti più volte, prima di riuscire a trattenere la pipì, grazie anche all’impulso del cervello.

I ritmi di questa complessa maturazione non sono uguali per tutti i bambini: c’è chi è precoce e chi è tardivo. Gli studiosi hanno comunque rilevato che in genere il bambino è pronto tra i 20 mesi e i 3 anni. Le femmine, poi, sono più precoci dei maschi, che di solito raggiungono l’ autonomia sei-otto mesi dopo. Semplicemente perché i maschietti hanno uno sviluppo neurologico più lento. Il compito dei genitori sarà quindi delicato: dovranno essere attenti a captare i primi segnali di maturità, e agire di conseguenza. E il vasino dovrà comparire in casa, sotto forma di giocattolo, a partire dai 18 mesi.

IL MOMENTO GIUSTO.

Per capire come si fa a trattenere la pipì, il bambino deve essere lasciato libero dal pannolino. L’estate è solitamente il periodo migliore per dare al piccolo questa opportunità. Anche perché il freddo stimola la minzione, cioè l’emissione di pipì. Se però la mamma si accorge di un inequivocabile segnale di maturazione, non è il caso di rimandare, visto che poi le case sono dotate di riscaldamento. Di quale segnale si tratta? Se dopo il pisolino pomeridiano il bambino si sveglia il più delle volte con il pannolino asciutto, significa che è pronto. Bisogna però avere l’accortezza a pranzo di non farlo bere troppo. A questo punto gli si può togliere il pannolino, magari per i primi tempi per 2-3 ore al giorno, e gli si fa notare, senza sgridarlo, quando fa la pipì addosso. Inizialmente deve essere un gioco. Pian piano il bambino capirà che il vasino, che già da qualche mese staziona nel bagno di casa, corrisponde in piccolo al water degli adulti. Le tappe dovrebbero essere: 

 si toglie il pannolino al bambino; 

nel momento in cui fa la pipì, glielo si fa notare; 

ƒ gli si propone il vasino, dicendogli chiaramente che desideriamo che la prossima volta la faccia lì; 

se l’organizzazione della giornata lo consente, gli si mete il pannolino solo durante la notte.

Per quanto riguarda il controllo notturno della vescica generalmente bisogna pazientare ancora un anno dal momento in cui il bambino inizia a riscuotere i primi successi diurni.

NON FORZARLO MAI.

Il controllo del retto viene di solito raggiunto dopo il controllo della vescica (in genere a partire dai 2 anni). Se l’attività intestinale è piuttosto regolare e prevedibile, tutto è più semplice. Il periodo dell’educazione al vasino, coincide con le intense sensazioni di piacere e di orgoglio che il bambino prova nell’andare di corpo. Non bisogna sottovalutare, però, che questo “atto” ha per il bambino un significato molto profondo: facendo la cacca, lui dimostra di essere capace di creare qualcosa e, nello stesso tempo, sente (e vede) che perde qualcosa di sè. In questo periodo della crescita caratterizzato dai “no” del bambino e dalla ricerca della propria indipendenza dai genitori, dimostrarsi troppo esigenti può essere controproducente. Può far scattare nel piccolo l’impulso a “trattenere” per contrastare i genitori e sottrarsi al loro completo controllo. Quindi se i genitori si mostrano troppo rigidi e apprensivi, possono far emergere il bastian contrario che c’è in ogni bambino di 2 anni. Lo stesso vale se lo incitiamo a sforzarsi controvoglia e se controlliano tempi e orari, come spesso avviene anche per l’alimentazione.

STRATAGEMMI VINCENTI.

Il ribrezzo verso le feci non è innato, ma è una conseguenza dell'atteggiamento dei genitori, che invitano il piccolo a “fare”, ma a non toccare né mostrare la sua “produzione”. Il bambino riceve messaggi contraddittori: prima lo si esorta a “produrre”, e poi la sua creazione viene buttata velocemente nel water e fatta sparire. E’ giusto, invece, avere un po’ di tatto e di delicatezza., lodarlo e permettergli di mostrare le feci al papà e alla nonna e poi inventare con lui un rito di addio. Per esempio, gli si può raccontare che ora la sua cacca vuole raggiungere le altre cacche sue amiche, e per far questo bisogna metterla nel water, salutarla e tirare l’acqua. Allo stesso modo, per invogliarlo a farla, si può provare a dirgli che nella sua pancia c’è buio e la sua cacca non vede l’ora di vedere la luce. Senza per questo costringerlo a interminabili sedute sul vasino o, peggio ancora, a rimproverarlo in caso di stitichezza o intervenendo sistematicamente con supposte e clisteri, che il bambino vive come una violenza su se stesso. Il messaggio che il bambino vuole ricevere dai genitori è “sei così bravo da poter fare anche questo”, e non “ormai sei grande, devi saper fare anche questo”. Il bambino, infatti, anche se vuole affermare la propria indipendenza, ha ancora bisogno di sentirsi il piccolo di mamma e papà.

 




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22 febbraio 2007





Il liquido amniotico: la migliore barriera di protezione

Per nove mesi, il bebè nuota come un pesce nell'acqua, in un liquido che si trova nel ventre della mamma e che è in grado di proteggerlo dal mondo esterno: infezioni, movimenti bruschi ...
Si trova in un ambiente creato alla perfezione per lui, in grado di proteggerlo il più possibile e di consentirgli, allo stesso tempo, di crescere.

Durante la vita intrauterina, egli si muove tranquillamente in questo liquido e la mamma percepisce i suoi movimenti in maniera piuttosto tenue. Infatti, grazie al liquido amniotico, gli organi della madre sono anche protetti contro i movimenti del bebè. Inoltre, tale liquido costituisce un ottimo sistema per regolare la temperatura, poiché la mantiene costante.

Il liquido è composto d'acqua (97%) e contiene dei sali minerali ed altre sostanze indispensabili alla crescita ed alla maturità del feto. Il liquido contiene, inoltre, le cellule che si staccano dalla pelle, i capelli del bebè ed anche del grasso. La sua quantità varia durante la gravidanza andando da 20 cm³ alla settima settimana, a 300 alla 20a settimana ed 1 litro durante il nono mese. A partire dalla 38a settimana, il liquido diminuirà: ciò starà ad indicare che il bebè è pronto a nascere.

La funzione principale del liquido amniotico è quella di fare da barriera di protezione per il feto e di apportargli le sostanze di cui ha bisogno per il suo sviluppo.
Durante le prime 14 settimane, il feto assorbe il liquido attraverso la pelle, ma quando i reni cominciano a funzionare, li usa per filtrare il liquido che ha bevuto, espellendolo sotto forma di urina.

Nonostante quello che si potrebbe pensare, il liquido amniotico si mantiene sempre pulito ed in condizioni ottimali poiché viene rinnovato ogni 3 ore.

Il liquido amniotico contiene delle cellule fetali e microrganismi che forniscono molte informazioni sul bebè. La sua analisi ci può indicare la presenza o l'assenza di problemi che potrebbero nuocere al nascituro.
L'amniocentesi e l'amnioscopia sono due tecniche di diagnosi prenatale che si basano su un'analisi del liquido amniotico.

Nell'amniocentesi, il liquido si preleva con un ago che viene introdotto attraverso l'addome della madre. Questo sistema ha un tasso di affidabilità che va dal 99,4% al 100% per individuare delle anomalie cromosomiche.

Nell'amnioscopia, il liquido si preleva attraverso la vagina e consente di verificare la presenza di meconio (che si forma con i residui cellulari e il grasso contenuti nel liquido amniotico) negli ultimi giorni di gravidanza.

Le membrane del sacco amniotico possono rompersi prima del termine dovuto. Le cause possono essere:

  • Contrazioni premature
  • Debolezza del collo dell'utero
  • Infezioni genitali

Nel 20% dei casi, le donne incinte perdono una parte del liquido prima della rottura delle acque. Questo è dovuto a piccole fessure che fanno in modo che il liquido esca un po' per volta, e si potrebbe confondere con l'urina.

Dopo la rottura delle acque, è molto importante che la donna vada all'ospedale per prevenire il rischio di infezioni. Se è agli ultimi giorni di gravidanza, la cosa migliore è quella di provocare il parto nelle 24 ore che seguono questa perdita.

Nel caso in cui il sacco amniotico presenti delle fessure nella parte superiore, normalmente è sufficiente che la donna si riposi, in quanto queste dovrebbe chiudersi da sole.
Nel caso in cui le fessure si trovassero invece vicino al collo dell'utero, è più difficile che si rimarginino, per cui si decide cosa fare in base alla maturità del feto: in particolare, si valuta se il feto è abbastanza maturo ed in grado di vivere fuori dal ventre materno oppure se la madre dovrà restare a letto e prendere delle medicine per evitare le contrazioni ed il rischio di infezioni

Per Carmen....
Secondo me il piccolo Adriano  aveva ingerito liquido in piu' e non e'

riuscito a emanarlo tutto con le urine.....

La coperta elettrica e' un tipo di coperta che serve per riscaldare
i bambini appena nati che hanno un particolare bisogno di caldo
immediato ,dato che stanno male e hanno piu' freddo di altri






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19 febbraio 2007


Che cosa e' il riflesso di moro?

Si tiene il bambino a pancia in su, sostenendo
la testa con una mano.
Un movimento brusco della mano verso il basso
fa scatenare il riflesso: il bimbo ha la sensazione di
cadere, inarca il tronco, spalanca le braccia e poi le
richiude come in un abbraccio.
Scomparira' verso i tre mesi.


Che cosa e' il riflesso di presa?

E' forse un retaggio di epoche remote, quando
bisognava aggrapparsi alla pelliccia della
mamma.Certo e' che un neonato sa subito strin
gere con le mani e con i piedi un dito che lo stimola.
E lo fa con tanta forza da poter essere addirittura
sollevato per pochi istanti.




Che cosa e' il riflesso di suzione?

Se gli sfiorate l'angolo delle labbra, il vostro
piccolo reagira' girandosi ed aprendo la bocca
nell'atto di succhiare.E' un movimento istintivo che
lo aiuta a cercare il capezzolo o il biberon.


Che cosa e' il riflesso di marcia?

Sostenuto sotto le ascelle e a contatto con una
superficie dura il vostro bimbo inizia a flettere le
gambe e a mimare una marcia. Non si tratta di
una vera camminata, e' solo il ricordo dei movimenti
per girarsi che faceva quando era ancora nel vostro
pancione. Li dimentichera' nel giro di qualche settimana.
Poi gli occorreranno mesi prima che imparera' veramente
a camminare





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10 febbraio 2007

ALIMENTAZIONE IN GRAVIDANZA

L'adeguata nutrizione della gestante è fattore determinante dell'adeguato sviluppo fetale e di un buon decorso ed esito della gravidanza.

La diceria popolare secondo la quale la gravida dovrebbe «mangiare per due» è una vera falsità che anzi potrebbe creare seri problemi alla donna e alla gravidanza, come del resto crea problemi ogni aumento di peso non ideale. Per fortuna questa diceria popolare ha pressoché smesso di circolare tra le future madri.

L'incremento del fabbisogno energetico (calorie) nel corso della gravidanza e dell'allattamento è una realtà che però va ricondotta alle giuste dimensioni. Diciamo, tanto per fornire una media indicazione, che in gravidanza il fabbisogno energetico di una donna è di circa 38 Calorie/Kg/giorno.

Ciò significa che, ad esempio, per una donna che pesa 55 Kg il risultato è: 38 moltiplicato 55, cioè 2090 calorie al giorno.

Va detto che questo calcolo rappresenta un'indicazione di massima, da variare necessariamente a seconda delle condizioni di peso prima della gravidanza, dell'età della donna, della statura (o meglio della massa corporea costituzionale) e dell'attività fisica esercitata nei primi mesi (che sono quelli che ancora consentono, in assenza di controindicazioni tipo minaccia d'aborto, una moderata attività fisica, lavorativa o di fitness). Come sempre succede in medicina, occorre individualizzare consigli e trattamenti a seconda dell'individuo sul quale applicarli.

Ad esempio, la donna che inizia la gravidanza in sottopeso richiede un'aggiunta calorica rispetto alla media; il contrario deve succedere se la donna inizia la gravidanza in sovrappeso, quando diventa indispensabile una misurata restrizione calorica, che, senza far diminuire di peso, consenta di giungere al termine della gestazione senza un eccesso ponderale, limitando al tempo stesso il rischio di macrosomia fetale (bambino grosso).

In pratica una donna che abbia una massa corporea media e svolga una comune attività fisica non deve sentire il bisogno di pesare i cibi e di usare tabelle energetiche per nutrirsi nel corso della gravidanza; probabilmente andrà senz'altro bene che si regoli "ad occhio" sulle porzioni alimentari perché è già abituata ad introdurre quanto le serve al punto giusto. Diverso può essere il caso delle donne in sottopeso e in sovrappeso che spesso richiedono degli schemi dietetici più rigorosi.

 

Il lieve incremento del fabbisogno energetico durante la gravidanza non deve far dimenticare l'importanza di mantenere un adeguato equilibrio tra proteine, carboidrati e grassi come del resto sarebbe sempre giusto fare in ogni fase della vita.

Le proteine, contenute principalmente in cibi come le carni, il pesce, le uova, i legumi e i formaggi, devono contribuire al 20% circa del fabbisogno energetico.

I carboidrati vanno assunti principalmente sotto forma di zuccheri complessi e non di zuccheri semplici. Questo significa che vanno privilegiati i cibi quali pane, pasta, riso e polenta anziché dolci, dolciumi e bevande dolcificate. I carboidrati devono contribuire al 50% circa del fabbisogno energetico.

I grassi sono anch'essi indispensabili perché forniscono costituenti molecolari fondamentali di tutte le cellule corporee e devono contribuire al 30% circa del fabbisogno energetico. Una rilevante parte di grassi va da sé che vengano assunti con quegli stessi cibi che abbiamo nominato prima perché fornitori anche di proteine. Occorre tuttavia sottolineare che, non solo in gravidanza, i grassi derivati dalle carni e dai formaggi si rivelano (in quanto dotati di legami chimici saturi) più ipercolesterolemizzanti dei grassi derivati dal pesce e dai vegetali. Sono per la verità anch'essi importanti e non è negativo assumerne una certa quota, ma bisogna comunque cercare di preferire una maggior quota di grassi (chimicamente insaturi) di origine vegetale o di pesce.

 

Oltre al fabbisogno calorico, in gravidanza e durante l'allattamento aumenta anche il fabbisogno di vitamine e sali minerali.

Le vitamine sono sostanze indispensabili per il metabolismo che non sono sintetizzabili dall'organismo e richiedono pertanto di essere assunte con gli alimenti. Tra le vitamine risulta in particolare aumentato il fabbisogno di acido folico, importante nella sintesi dei globuli rossi e quindi nella prevenzione dell'anemia. I cibi a buon contenuto di acido folico sono frutta, verdura, pesce, pollo, tacchino e latticini, che vanno intesi tutti come cibi freschi e non conservati. Malgrado una corretta alimentazione, in alcuni casi gli esami di laboratorio che di routine vengono richiesti alla donna in gravidanza potranno mostrare dei segni di relativa carenza di acido folico: questa potrà essere all'occorrenza corretta con semplicità dallo specialista attraverso la prescrizione di un'integrazione farmacologica appropriata.

Tra i sali minerali il ferro riveste un'importanza notevole in gravidanza e meriterebbe quasi un discorso a parte. Basti dire che è un elemento indispensabile alla formazione dell'emoglobina, cioè di quella proteina che risiede sui globuli rossi e che consente di legare l'ossigeno in modo che quest'ultimo dai polmoni venga poi trasferito a tutti gli organi del corpo nonché al feto per garantire i processi di respirazione cellulare dei tessuti e quindi la vita. Mentre al di fuori della gravidanza, in condizioni di fisiologia corporea, un'alimentazione normale consente di ottenere l'adeguata quota di ferro richiesta dai processi biologici, durante la gravidanza spesso si deve ricorrere alla sua supplementazione. Il medico potrà accorgersi della relativa carenza di ferro attraverso il rilievo di anemia (soprattutto con basso valore di emoglobina, al di sotto degli 11 g/dL) e bassa sideremia (cioè appunto un basso valore del ferro, dosato direttamente nel sangue); prescriverà in tal caso un supporto esterno di ferro, disponibile in diversi tipi di preparazione farmaceutica.

Pure importante in gravidanza è la supplementazione di calcio, facilmente ottenibile attraverso l'assunzione di latte e/o suoi derivati.

 

Riassumendo, una dieta adeguatamente variata permette di mantenere il giusto equilibrio di nutrienti fra proteine, carboidrati e grassi e si rivela spesso sufficiente a prevenire le carenze di vitamine e sali minerali. Tuttavia, l'assunzione di una moderata integrazione di vitamine, di ferro e di calcio non è sicuramente dannosa e può rappresentare una pratica per raggiungere le dosi giornaliere raccomandate di questi elementi con maggior sicurezza.

 

Le donne vegetariane che includono nella loro dieta i latticini o il pesce non dovrebbero andare incontro durante la gravidanza a carenze nutrizionali con frequenza superiore alle onnivore. Maggiori problemi possono incontrare le vegetaliane, cioè quelle donne che si nutrono esclusivamente di prodotti di origine vegetale: queste necessitano per sicurezza di un'integrazione di proteine, ferro, acido folico, zinco e vitamina B12.

 

Per quanto riguarda la ripartizione e la composizione dei pasti quotidiani, diciamo in generale che, non soltanto in gravidanza, si dovrebbero idealmente ripartire le calorie giornaliere (abbiamo detto circa 2000 calorie nella gestante) in cinque pasti evitando quindi di sovraccaricarsi in 2-3 volte. Addirittura diciamo che è assolutamente scorretto mangiare meno di tre volte al giorno!

  1. Perlomeno quindi occorre fare (di primo mattino!!) una buona colazione con latte o yogurt; il caffè è consentito ma solo in aggiunta e non in sostituzione di latte o yogurt. Associare cereali, o pane o 2-3 fette biscottate o due biscotti secchi.

  2. A metà mattina è possibile fare uno spuntino a base di frutta fresca o bere una spremuta d'agrumi.

  3. A pranzo un primo con i classici 80 grammi di pasta o di riso, un secondo di carne o pesce o un uovo. Un contorno di verdura fresca, cotta o cruda. Frutta fresca. Accompagnamento con un panino.

  4. A metà pomeriggio è possibile fare una merenda con latte o yogurt o tè o spremuta d'agrumi, associati a cereali o a una fetta biscottata (concedetevi un po' di marmellata su quest'unica, misera fetta, dai!).

  5. A cena cominciare con una minestra di verdura o con una pastina in brodo, per continuare con un secondo non di carne (pesce o formaggio o prosciutto cotto o bresaola). Contorno di verdura. Frutta. Accompagnamento con un panino.

Non mangiare più niente dopo le ore 21, per non avere lo stomaco pieno quando si va a dormire.

 

I cibi sconsigliati sono tutto sommato abbastanza immaginabili: sono praticamente tutti i cibi troppo salati, troppo pasticciati (dolci e dolciumi), troppo grassi (insaccati, merendine, creme, mascarpone), quelli piccanti e speziati, quelli fritti.

 

E' possibile bere un bicchiere scarso di vino in corrispondenza del pranzo e della cena. Non assumere altre bevande alcoliche.

 

Importante invece è bere almeno un litro d'acqua nel corso della giornata, durante l'inverno e almeno un litro e mezzo durante l'estate. L'acqua ha un'insostituibile funzione lubrificante (anche sull'intestino, sempre un po' stitico nelle gravide), depurante (attraverso i reni), idratante e nutriente su tutti i tessuti e componente essenziale nella struttura e nel metabolismo di tutte le cellule.

 

 

 

L'incremento di peso ideale da ottenere dall'inizio alla fine della gravidanza si pone intorno ai 10-12 Kg, con incrementi parziali di 1 kg nel I trimestre, di 4 Kg a 20 settimane (metà gravidanza), di 8 Kg a 30 settimane e non più di 12 Kg a 40 settimane (termine).

Pertanto durante il I trimestre l'incremento ponderale materno è piccolo come del resto è piccolo anche l'aumento di peso del feto. Durante il II trimestre l'aumento di peso è determinato principalmente da un accumulo di grasso materno, dalla crescita dell'utero e delle mammelle e dall'aumento della volemia (volume del sangue circolante). Nel corso del III trimestre l'aumento di peso è poco attribuibile alla donna mentre i suoi maggiori determinanti sono la crescita del feto e della placenta.


 




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4 febbraio 2007

L'allattamento




Quante volte durante la gravidanza ci siamo chieste:"Avrò latte a sufficienza"!?
Questa è una domanda molto ricorrente per le future mamme.
Subito dopo il parto, è frequente non riuscire a prendere sonno.NOn dovete temere:questo non pregiudicherà niente
ai fini dell'allattamento al seno.
IL neonato, inizialmente dovrà imparare la suzione.
Ricordo infatti che Aurora non era capace di attaccarsi al seno correttamente.
Ci sono delle regole che permettono di evitare fastidi come le ragadi:
PEr evitare di avere i capezzoli dolenti:
-prevedete poppate brevi
-fate attenzione che il piccolo si attacchi correttamente:cioè non deve afferrare fra le labbra solo il capezzolo
ma tutta l'areola.
-dopo ogni poppata è bene seguire un'accurata igiene del seno.Se compaiono delle ferite,lasciate il seno scoperto
dopo la poppata
Le ragadi appunto sono delle ferite sui capezzoli dovute a una suzione scorretta.
Rispettando queste regole dovreste evitare il loro insorgere.
Le ragadi comunque possono comparire lo stesso, ma fortunatamente le potete curare con pomatine cicatrizzanti
da farmacia.Un trucco per guarire prima è svuotare manualmente o meglio con un tiralatte il seno dove è presente la
ragade e allattare dall'altro lato.Facendo riposare la zona ferita per 6-12 ore andrà molto meglio!!
Ci sono alcuni pregiudizi da sfatare:
-Seno piccolo non significa poco latte!!
Mia madre non aveva latte, non lo avrò nemmeno io
(E su questi primi 2 posso dire che è vero!!)
-Più una mamma è giovane meno latte ha!!
(Anche questo è una balla!!)
Altro problema legato all'allattamento è l'ingorgo:quando il seno è troppo gonfio di latte, dolente e il bimbo
non riesce a succhiare.A chi di noi non è capitato?? A me sì e devo dire che un trucchetto è comprare il tiralatte.
Al mio ritorno a casa, si verificò subito questo problema e mandai mio marito subito a prendere un tiralatte.
E' utile per svuotare il seno dopo che il bimbo si è già saziato.E questo è un modo per incrementare la produzione
del latte.Perchè più latte si chiede e più latte viene prodotto!!
La prossima volta parleremo della dieta da seguire per la mamma che allatta!!(CIAO, SARA)




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2 febbraio 2007


       L'EDUCAZIONE DEI FIGLI 
                                                                                       il “no” caparbio dei due anni…quando inizia l’educazione? l’educazione dei figli è sicuramente un compito che si sviluppa e si perfeziona di pari passo con la loro crescita.Quando i bimbi sono piccoli piccoli tutto è più semplice. I bisogni del neonato, infatti, sono molto elementari: occorre nutrirlo, accudirlo e coccolarlo. In questo primo periodo i neogenitori sono chiamati a sperimentare il loro ruolo e a formare ed ampliare le loro conoscenze e competenze soltanto relativamente alle esigenze primarie del figlio. Ma è quando il bimbo inizia a crescere e conseguentemente ad acquistare una certa autonomia e a manifestare la propria personalità che mamme e papà si trovano a dover fare i conti con le innumerevoli problematiche legate all’educazione: ci si chiede quale sia il momento migliore per far capire al bambino l’importanza di alcune abitudini e soprattutto la necessità del rispetto di alcune regole. Tralasciando tutte le teorie di antiche e moderne correnti della pedagogia, occorre calarsi nei panni di quelle mamme e di quei papà che improvvisamente si trovano a dover affrontare questo tipo di problematiche e soprattutto di chi si trova a dover fare i conti con siffatte questioni per la prima volta. Naturalmente in questa sede non si pretende né si è in grado di fare lezione di pedagogia, ma si cerca solamente di rendere l’idea della situazione spesso difficile in cui i neo-genitori si trovano a vivere. I dubbi piuttosto “seri” iniziano a presentarsi quando il bimbo, compiuto il primo anno di età, comincia a manifestare il suo interesse per il mondo che lo circonda, ricco di colori, di suoni, di sapori, ma anche, purtroppo, inesorabilmente pieno di pericoli, di luoghi e circostanze da evitare. Iniziano allora i “non toccare, stai attento, non buttare, non tirare, non, non”…Ed è proprio di fronte all’atteggiamento spesso capriccioso, naturalmente teso verso l’affermazione della propria personalità e del proprio io, che nascono i primi contrasti. La mamma o il papà si chiede come e quanto assecondare questa voglia di auto-affermazione del figlio e come e quanto insistere sulla necessità di far capire al bambino che alcune regole sono fondamentali e non possono essere messe in discussione. Così inevitabilmente si arriva alle solite riflessioni “faccio bene, dovrei provare così, dovrei farglielo capire in altri modi….”Ai genitori, spesso inesperti, perché alle primissime esperienze, che cercano con tutta la tranquillità possibile di far capire al bambino “questo così, questo colà, questo si può, questo non si può” la risposta è quasi sempre la stessa “no, no e no!”. Il piccolo inizia a manifestare agli altri quelli che sono i suoi desideri e quelle che sono le sue volontà, sondando in maniera spesso ostinata i campi e valutando con caparbietà i limiti che è lecito oltrepassare, o almeno ci prova!E purtroppo accade spesso che si sia sempre troppo presi da altre incombenze e da altre responsabilità. E per questo che troppe volte, di fronte all’ennesimo capriccio, all’ennesimo no caparbio, si arriva a desistere per sfinimento, facendosi subito dopo assalire da inutili sensi di colpa.E’ proprio in questi momenti però che dovremo aver presente una riflessione fondamentale: siamo sì genitori, ma non superman! Essere mamma o papà non comporta inevitabilmente solo una serie di responsabilità cui si deve pensare in maniera inderogabile e perentoria.E’ sicuramente pura presunzione quella di volere ad ogni costo sentirsi perfetti come genitori: anche questo è un “mestiere” o se vogliamo un’arte che si affina con il tempo.Impariamo a crescere i figli, crescendo insieme ai nostri figli!




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31 gennaio 2007

Arriverà un fratellino!! (scritto da Sara)



L'arrivo di un fratellino non dovrà mai essere una sorpresa soprattutto se il figlio maggiore è ancora piccolo...L'ideale è prepararlo ad accettare quello che probabilmente verrà considerato un intruso.
E' molto importante che la mamma durante la gravidanza ripeta spesso al suo primo-genito quanto è importante per lei e quanto gli vuole bene in modo che così la sua permanenza in ospedale sia meno traumatica..IL papà giocherà un ruolo fondamentale, facendogli fare cose da grande come un bel disegno da regalarvi...
Se l'ospedale lo consentirà potrà poi finalmente conoscere questo fratellino misterioso!
Quando allatterete il piccolo cercate di coinvolgere vostro figlio maggiore spiegandogli che facevate le stesse identiche cose quando lui era un bebè! Cercate anche di non ostacolare i contatti tra i due figli,consentite carezze e bacini al fratellino piccolo quando siete insieme!




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31 gennaio 2007

Cosa fare in caso di colichette??

Le colichette…


A volte un bambino può essere irrequieto per via dell’ aria nel pancino…Premessa sulle cosiddette colichette del lattante, che affliggono tanti bambini tra i 15 giorni ed i 3-4 mesi: sotto questa etichetta vengono riunite probabilmente situazioni diverse con un comune denominatore cioè che il piccolo piange in modo inconsolabile per via di spasmi dolorosi al pancino, ed il pianto può durare anche per delle ore. Cosa provochi questi dolori, è materia di dibattito. Vi elenco alcune ipotesi:

·         il sistema nervoso autonomo che regola la contrattilità dell'intestino di un neonato è ancora immaturo, e l'intestino stesso in pratica non ha mai lavorato prima della nascita.. quindi entrambi hanno bisogno in un certo senso di una "messa a punto" per funzionare, all'inizio possono esagerare con la contrattilità, prima di imparare a "regolarsi"

·         il neonato poppando inghiotte anche dell'aria, e questa può passare dallo stomaco nell'intestino (in realtà, un buon attacco al seno diminuisce molto questo inconveniente) creando tensione e per reazione spasmo della muscolatura liscia

·         il neonato ha bisogno di contatto, viene da nove mesi di continuo contatto con l'ambiente uterino e la vita extrauterina in un certo senso rappresenta uno stress per lui.. e chi di noi non ha mai avuto almeno una volta maldipancia per lo stress? Inoltre le colichette sono molto più frequenti la sera, al termine della giornata, quando è normale essere più stanchi e nervosi (sia per il bimbo che per i genitori)

·         intolleranza al latte artificiale o ad altro cibo (è ancora discusso se l'alimentazione della mamma che allatta possa incidere.. gli studi in proposito dicono di no per tutti i cibi abitualmente chiamati in causa, e che solo latte e latticini sembrerebbero coinvolti in un terzo dei casi, poi ogni mamma ed ogni pediatra hanno la propria esperienza/opinione  in merito.. secondo alcuni, il pianto può rappresentare anche una richiesta di cambiamento nell'ambiente, infatti in molti casi le coliche si calmano portando il piccolo per esempio a fare un giro in macchina, oppure se si trova in un ambiente diverso (per esempio in visita a casa di amici)

E' molto probabile che per ogni neonato queste diverse cause agiscano in maggiore o minor misura a seconda dei casi. C'è anche chi sostiene che nessuna di queste sia la causa, ma si tratti di un fenomeno dovuto alla relativa immaturità del cucciolo d'uomo alla nascita .Insomma, ogni bambino è un po' un caso a sé. E per ogni bambino magari funziona un rimedio diverso, per cui potreste doverne sperimentare diversi prima di capire quale funziona per il vostro piccolo. L'unico che funziona proprio con tutti i bambini è il tempo: verso i tre-quattro mesi le colichette finalmente passano!

-tenere il piccolo in braccio e consolarlo: per non stancarsi troppo sono utilissime le fasce portabebè. Molti bambini sono aiutati dal movimento, sembra che questo li aiuti ad espellere l'aria, per cui l'adulto che li tiene in braccio deve camminare

-un bagnetto caldo: L'idea è proprio quella, di permettere al neonato di stare in posizione raccolta, e dargli la sensazione di essere un po' come nella pancia della mamma, immerso nel liquido amniotico.

-rimedi a base di finocchio:anche in farmacia…

-farmaci: le coliche possono variare per intensità da bambino a bambino, e nei casi più seri il pediatra può consigliare dei farmaci antispastici per rilassare la muscolatura intestinale. Di questo però dovete parlare con il vostro pediatra.

Un farmaco da banco che invece non necessita di prescrizione è il Mylicon, si tratta di simeticone, un composto inerte (cioè che non viene assorbito dall'organismo) che serve a "frantumare" le bolle d'aria intestinale per facilitarne l'espulsione. Perché sia efficace però va somministrato regolarmente durante la giornata per prevenire le coliche, non quando la colica è ormai iniziata. La cosa migliore comunque è che ne parliate con il vostro pediatra.




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